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Fondazione O.N.L.U.S. "Figli di Maria per l'Africa"

News dall'Africa

 

Vi proponiamo questo interessante articolo che ci segnala cone da una semplice idea possa nascere qualcosa di veramente utile per la collettività.


IL FORNO SOLARE : UN'IDEA SEMPLICE MA GENIALE

L'edizione 2009 del premio internazionale Climate Change Challenge ha visto premiato un giovane inventore norvegese, trapiantato a Nairobi, di nome John Boher, il quale ha stupito tutti per un'idea tanto semplice e di facile realizzazione quanto di grande utilità per le comunità indigenti.
Trattasi di un forno di cartone ad energia solare.
Bastano due scatole di cartone, inserite una dentro l'altra : quella interna è completamente dipinta di nero mentre quella esterna è completamente rivestita di carta argentata.
Come funziona ?
E' sufficiente porre le due scatole, così come predisposte, sotto i raggi solari e, in meno di due ore, si raggiungono i gradi di bollitura per dieci litri d'acqua, che può essere bevuta senza problemi in quanto il processo di ebollizione la sterilizza da eventuali germi nocivi.
Il costo dell'apparecchiatura si aggira attorno ai 5 dollari.
E' auspicabile che la diffusione su larga scala del " forno di cartone ad energia solare " - pare che una ditta di Nairobi intenda produrne circa due milioni e mezzo al mese - possa contribuire a migliorare le condizioni di vita quotidiana di coloro che vivono nelle zone più aride e isolate del Continente Africano.





Nel mese di dicembre 2008, in occasione dell'incontro a Roma con la dr.ssa Claudia Castellani, che gestisce il Centro Ospedaliero di Kimbau, la nostra cara amica ci aveva parlato di quanto nella Repubblica del Congo stesse aumentando la presenza di operatori cinesi. In riferimento a tale situazione, Vi proponiamo questo interessante articolo di Angelo Mambro, tratto dal giornale D News del 23/01/2009.


COSI' LA CINA VA ALLA CONQUISTA DELL'AFRICA

Il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi ha appena concluso una visita ufficiale in Africa.
Il tour ha toccato per la prima volta anche il Malawi (... ). Perche' il Malawi e' solo un altro tassello nella massiccia penetrazione economica e commerciale del gigante cinese nel continente africano.
Il copione e' piu' o meno lo stesso dal Sudan al Congo, alla Costa d'Avorio : materie prime e una corsia preferenziale per le merci, in cambio di infrastrutture, prestiti agevolati e interventi per lo sviluppo ( ... ).
Cooperazione o invasione ? I cinesi in Africa portano sviluppo e continuano la storia plurisecolare di sfruttamento del continente ? In molti, a indicare la seconda ipotesi, parlano esplicitamente di " Africa gialla ".
Tra questi anche padre Giulio Albanese, missionario e giornalista.
" Li ho visti e intervistati - racconta - i detenuti cinesi che lavorano nei Paesi africani " Detenuti ? " Si', soprattutto per reati di opinione. E' la manodopera che Pechino fa lavorare alle strade e ai ponti che costruisce nel continente " E i locali non lavorano ? " Saranno si e no il 10%. I cinesi che vanno in Africa spesso ci restano, e' una colonizzazione lenta. Pechino fa come gli Spagnoli ai tempi di Cortes, biglie per oro. Prende materie prime pregiate in cambio di merci scadenti e infrastrutture che fanno acqua da tutte le parti. Propone accordi, accettati di buon grado dai tiranni africani, che ignorano i temi della democrazia e dei diritti umani " ( ... ).
" Quello dei diritti umani e' un pretesto - replica il sociologo esperto di relazioni internazionali Pino Arlacchi - emerge ogni volta che i cinesi allacciano relazioni con stati che hanno un interesse strategico per l'occidente: la verita' e' che propongono accordi commerciali vantaggiosi e flessibili, portano sviluppo con costi inferiori a quelli occidentali . altrimenti perche' avrebbero tanto successo ? ".
Che sia sfruttamento o cooperazione resta un dato : la penetrazione cinese in Africa, come anche quella dell'altra potenza emergente, l'India, contribuisce ad aumentare gli interessi differenti che insistono sugli stessi territori.
Finendo per aumentare l'instabilita' e la conflittualita' della regione.





Direttamente dall'Africa....
Sonia Drioli, ci descrive con il suo articolo la situazione sanitaria in Africa.

Fonte: La Differenza

di Sonia Drioli  - Dicembre 2006

 

Medici locali lasciano spesso i loro Paesi per lavorare in Europa o negli USA, dove sono molto richiesti e dove le condizioni di lavoro sono migliori. Con pesanti conseguenze.


L'Africa fronteggia una disastrosa situazione sanitaria. Allo stesso tempo peró, i suoi medici lavorano a pieno ritmo in Francia, in Italia, in Germania, negli USA e nel resto dei Paesi piú sviluppati.

Una situazione incredibilmente dannosa per un Continente che deve ricorrere all'aiuto internazionale, al sostegno delle ONG e degli Organismi Internazionali per far fronte alla morte di 1 bambino su 10 (contro la media di un bimbo su 200 in Francia). Ma l'aiuto allo sviluppo, molto spesso, fornisce e cofinanzia strutture, non risorse umane. Cosí, sono innumerevoli i casi di Centri Sanitari costruiti e poi andati in rovina, mura ripiene di medicine inutili perché nel Centro non lavora nessuno. I volontari internazionali possono essere presenti per periodi limitati, ma poi? Poi, se non prima, dovrebbero intervenire i medici locali. Ma come dare torto ad un medico che si é formato con fatica, magari raggiungendo l'Europa o gli Stati Uniti per studiare, con tutti i sacrifici che questo comporta e non se la sente di rientrare in Patria, o ad un altro che accetta di lasciarla per avere un buon salario?

20.000 professionisti della sanitá emigrano ogni anno dall'Africa per recarsi in Europa o in America del Nord.

I medici del Benin lavorano piú in Francia che nel loro Paese. Paradossalmente, il personale africano é diventato un pilastro del sistema sanitario dei paesi del Nord. Perché? Perché la speranza di vita, nei nostri Paesi, é molto piú alta che in Africa. In Italia, ad esempio, tocchiamo la vetta degli 80/82 anni in termini di speranza di vita, mentre in Africa la media si aggira sui 50 anni, con punte anche piú basse (cfr.http://www.globalgeografia.com/africa/africa_demografia.htm).

La nostra popolazione invecchia ed ha bisogno di cure di lunga durata, ovvero quelle riservate agli anziani. In Africa le cure servono enormemente, ma tendenzialmente sono d'altro tipo e, se si esclude la piaga dell'AIDS, anche di altra durata.

In Occidente, il personale sanitario non basta: per fare un esempio, secondo "Save the Children", negli Stati Uniti serviranno un milione di infermieri in piú da qui al 2010.

Come ricordano Karl Blanchet e Regina Keith di "Save the Children" [1], reclutare personale all'estero é una soluzione semplice e poco costosa: gli stranieri sono piú flessibili e inoltre si economizza sui costi di formazione, che da noi sono dieci volte superiori a quelli del Continente Nero. Si tratta di facili "prede", perché le condizioni di lavoro in Africa sono pessime. Ma pessime sono anche le conseguenze di questa "fuga": due bambini su tre muoiono di malattie facilmente curabili. In alcuni Paesi, come il Ghana, alcune branche della medicina sono rimaste praticamente prive di esperti locali.

Qualche Paese ha deciso di reagire migliorando il salario dei professionisti sanitari, in certi casi ricorrendo all'aiuto internazionale. Il Malawi, ad esempio, ha ottenuto nel 2005 un sostegno della Banca Mondiale e della cooperazione britannica per alzare gli stipendi e aumentare la formazione. Le misure coercitive - tra le quali il blocco del riconoscimento dei titoli di studio - varate in alcuni Paesi agli inizi degli anni "90" hanno soltanto accresciuto i conflitti sociali.

Vari Paesi ricchi, da parte loro, si sono dati delle regole indicative per quanto riguarda le assunzioni di personale straniero (principalmente si tratta di sistemi di quote e del rispetto di condizioni di eguaglianza nel trattamento).

Senza un intervento adeguato, che segua la scia di quanto é successo in Malawi, l'aiuto allo sviluppo nel settore sanitario avrá effetti molto limitati. Oltre ad essere, come spesso accade, contraddittorio nello suo stesso spirito.

 
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