L'Africa fronteggia una
disastrosa situazione sanitaria. Allo stesso tempo peró, i
suoi medici lavorano a pieno ritmo in Francia, in Italia, in
Germania, negli USA e nel resto dei Paesi piú sviluppati.
Una situazione
incredibilmente dannosa per un Continente che deve ricorrere
all'aiuto internazionale, al sostegno delle ONG e degli
Organismi Internazionali per far fronte alla morte di 1
bambino su 10 (contro la media di un bimbo su 200 in
Francia). Ma l'aiuto allo sviluppo, molto spesso, fornisce e
cofinanzia strutture, non risorse umane. Cosí, sono
innumerevoli i casi di Centri Sanitari costruiti e poi
andati in rovina, mura ripiene di medicine inutili perché
nel Centro non lavora nessuno. I volontari internazionali
possono essere presenti per periodi limitati, ma poi? Poi,
se non prima, dovrebbero intervenire i medici locali. Ma
come dare torto ad un medico che si é formato con fatica,
magari raggiungendo l'Europa o gli Stati Uniti per studiare,
con tutti i sacrifici che questo comporta e non se la sente
di rientrare in Patria, o ad un altro che accetta di
lasciarla per avere un buon salario?
20.000 professionisti della
sanitá emigrano ogni anno dall'Africa per recarsi in Europa
o in America del Nord.
I medici del Benin lavorano
piú in Francia che nel loro Paese. Paradossalmente, il
personale africano é diventato un pilastro del sistema
sanitario dei paesi del Nord. Perché? Perché la speranza di
vita, nei nostri Paesi, é molto piú alta che in Africa. In
Italia, ad esempio, tocchiamo la vetta degli 80/82 anni in
termini di speranza di vita, mentre in Africa la media si
aggira sui 50 anni, con punte anche piú basse (cfr.http://www.globalgeografia.com/africa/africa_demografia.htm).
La nostra popolazione
invecchia ed ha bisogno di cure di lunga durata, ovvero
quelle riservate agli anziani. In Africa le cure servono
enormemente, ma tendenzialmente sono d'altro tipo e, se si
esclude la piaga dell'AIDS, anche di altra durata.
In Occidente, il personale
sanitario non basta: per fare un esempio, secondo "Save the
Children", negli Stati Uniti serviranno un milione di
infermieri in piú da qui al 2010.
Come ricordano Karl Blanchet
e Regina Keith di "Save the
Children" [1],
reclutare personale all'estero é una soluzione semplice e
poco costosa: gli stranieri sono piú flessibili e inoltre si
economizza sui costi di formazione, che da noi sono dieci
volte superiori a quelli del Continente Nero. Si tratta di
facili "prede", perché le condizioni di lavoro in Africa
sono pessime. Ma pessime sono anche le conseguenze di questa
"fuga": due bambini su tre muoiono di malattie facilmente
curabili. In alcuni Paesi, come il Ghana, alcune branche
della medicina sono rimaste praticamente prive di esperti
locali.
Qualche Paese ha deciso di
reagire migliorando il salario dei professionisti sanitari,
in certi casi ricorrendo all'aiuto internazionale. Il Malawi,
ad esempio, ha ottenuto nel 2005 un sostegno della Banca
Mondiale e della cooperazione britannica per alzare gli
stipendi e aumentare la formazione. Le misure coercitive -
tra le quali il blocco del riconoscimento dei titoli di
studio - varate in alcuni Paesi agli inizi degli anni "90"
hanno soltanto accresciuto i conflitti sociali.
Vari Paesi ricchi, da parte
loro, si sono dati delle regole indicative per quanto
riguarda le assunzioni di personale straniero
(principalmente si tratta di sistemi di quote e del rispetto
di condizioni di eguaglianza nel trattamento).
Senza un intervento adeguato,
che segua la scia di quanto é successo in Malawi, l'aiuto
allo sviluppo nel settore sanitario avrá effetti molto
limitati. Oltre ad essere, come spesso accade,
contraddittorio nello suo stesso spirito.